In molti hanno visto una negazione dell'evidenza nella lettera aperta che scrisse Ferdinando Minucci il giorno dell'ufficialità del fallimento della Mens Sana Basket (qui il link). In chi riusciva a scherzarci, ha suscitato ironie. In chi non ci riusciva, rabbia. Personalmente - sarà la deformazione giornalistica - quella lettera ha alimentato curiosità sulla linea difensiva.
In particolare mi ha sempre incuriosito la forza con cui Minucci ha smentito, in una dichiarazione spontanea e dunque senza essere obbligato, l'accusa degli inquirenti di aver trattenuto per sé il 5% di un giro di sovraffatturazioni da 35 milioni in sette anni mirato a creare fondi neri (qui il link). E' solo banale ricordare qui che a Minucci all'interno della società non mancavano altre fonti di reddito.
"Tengo a precisare che per quanto di mia conoscenza, qualsiasi somma entrata nella disponibilità della società è stata utilizzata per il bene e l'interesse della società stessa. Nego decisamente che da parte mia ci siano state locupletazioni personali".
Certo, ci sta che al bar sport si sia derubricato tutto a una mossa della disperazione, all'avere la faccia come altre zone del corpo, o appunto al negare l'evidenza. Fuori dal bar sport, a me ha fatto pensare che Minucci dovesse avere qualcosa in mano, per lanciarsi in negazioni non richieste così veementi.
Questo "qualcosa in mano" è quello che probabilmente emerge adesso. Come già ipotizzato a suo tempo, quei ripetuti riferimenti alla società ("sistema noto all'interno della Mens Sana Basket", "somme utilizzate per il bene e l'interesse della società") potevano avere il senso di coinvolgere altre persone del club. E/o di dire che quel 5% era stato usato PER la società. Per la cronaca, il 5% di 5 milioni fa 250mila euro (all'anno).
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